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V. Tranquilli - PER UNA SINISTRA, OGGI, IN ITALIA |
| Quella che oggi è chiamata “sinistra” non si rende conto che un certo modo di pensare e di gestire la politica è definitivamente perento. In ogni Paese, la “sinistra” crede che quanto le sta accadendo (totale perdita d’importanza, separazione dalla società reale, incapacità a collegarsi alle forze sociali) sia un problema locale. Ma i militanti onesti dei partiti di sinistra non devono chiedersi soltanto come fare per “comunicare” meglio, o per controllare la molteplicità di ciò che è socialmente vivo. Poiché, oggi, sembrano dei gruppi di dottori Frankenstein che cercano di dar vita a una congerie di partiti dispersi. E si lamentano che il “mostro” non cammina. [Miguel Benasayag –Prefazione del 2002 a “Del Contropotere, trad. fr. Paris 2003, p. IX] [… l’indegna fine odierna [della sinistra], con la suddivisione in tante piccole “schegge impazzite” che suscitano un misto di rabbia e disprezzo per la loro ormai totale incapacità sia di agire che, ancor più, di pensare [Gianfranco La Grassa – “Finanza e poteri”, Manifestolibri 2008, p.11] Uno dei motivi principali della pratica inesistenza di una sinistra, oggi, in Italia, ci sembra dato con tutta chiarezza dal fatto che, “a sinistra”, ci si è resi conto assai poco dei caratteri completamente nuovi del mondo in cui viviamo adesso e si è troppo rimasti con lo sguardo rivolto, invece, a un pur glorioso passato. Si è cercato di proseguire questo passato “rifondandolo” in edizioni apparentemente aggiornate, quando ormai, a cominciare almeno dagli anni ’80, tutto è profondamente mutato ed è in corso di ulteriore, continuo e accelerato mutamento: il modo di essere dell’economia capitalistica, gli strumenti e gli indirizzi tecno-scientifici, i rapporti di lavoro, i poteri degli Stati nazionali e dei loro raggruppamenti, gli equilibri (o disequilibri) internazionali, le forme di resistenza e di protesta dei popoli e dei ceti sociali oppressi, la composizione demografica di molti Paesi e via dicendo. Secondo la nostra grammatica, una mentalità che porta a scambiare la continuità della storia con un suo (impossibile) ingessamento ripetitivo, e insomma a credere di poter camminare in avanti con la fronte rivolta all’indietro, è una mentalità reazionaria, non rivoluzionaria. Si è a De Maistre, non a Robespierre, e tanto meno a Marx, a Lenin o a Gramsci. Se non ci si vuol limitare a battaglie di retroguardia perse in anticipo, se si vuol tornare a combattere seriamente per cambiare il mondo, bisogna anzitutto, o meglio contemporaneamente, rimettersi a interpretarlo. Ma per interpretare e per cambiare il mondo in cui si vive, è necessario conoscerlo. E a tal fine si richiede molto lavoro, da svolgere con pazienza, umiltà, libertà assoluta da preconcetti, disponibilità totale a vedere le cose quali sono e a chiamarle col nome che hanno, tensione sincera a capire, ad approfondire con obiettività per poterlo fare, al tempo stesso, criticamente. Su questo sito si cercherà di dare un minuscolo contributo in tal senso, anche proponendo via via all’attenzione (a volte in forma di recensione, altre volte di semplice scheda) alcuni libri o saggi ritenuti interessanti. Difficilmente risulteranno esenti da critiche, ma per prima cosa sarà bene rendersi conto di quel che c’è da apprendervi. |
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